TORNANO SEMPRE
quella volta che morire di paura mi mandò in terapia
Ciao! Come state?
Vi lascio alla lettura di un piccolo fumetto autobiografico inerente a un episodio che ho vissuto qualche anno fa.
A seguire, alcune riflessioni…
La bozza di questo fumetto è rimasta sepolta nell’archivio del mio I-Pad per 4 anni. All’epoca lo buttai giù per ricordarmi come quell’episodio mi aveva fatto sentire. Avevo l’impressione che fosse importante. E infatti da lì a poco avrei iniziato un percorso di psicoterapia che mi ha letteralmente migliorato la vita.
Avevo bisogno di capire che l’esistenza di alcune paure nella mia vita non era una mia colpa, ma non potevo fare a meno di prendermi la responsabilità di agire sul loro modo di operare nella mia vita personale, nel mio stare al mondo, da sola e in mezzo agl3 altr3.
Da donna, so di essermi dovuta prendere la responsabilità e la cura di alcune ferite che qualcun altro ha causato, e che poi altre persone hanno contribuito a scavare (e ho scavato io stessa, perché quando non hai i mezzi giusti per curarti, una ferita che prude è più facile grattarsela). Sentirmi così in colpa nei confronti di quel ragazzo che non c’entrava niente mi ha fatto stare malissimo. Oggi mi chiedo a cosa può aver pensato. Non lo saprò mai, ma so che se adesso, dopo il percorso fatto, se mi trovassi nella stessa situazione non mi darei così tanto addosso.
Certe situazioni non smetteranno mai di farmi paura. Legittimare ciò che ho sentito mi ha dato modo di riflettere su tante cose, di capire oltretutto che non sono sola (purtroppo) a leggere del pericolo là dove potrebbe non esserci. Io la responsabilità l’ho presa per me stessa, ma la differenza reale la farebbe una presa di coscienza collettiva.
Se noi donne proviamo terrore in situazioni come questa, chi è che se ne deve fare carico? Tutt3. E sì, anche chi non c’entra niente.












